Un nuovo palinsesto per l’A/I 2026-27 di Curiel
Trascrivere su tracce antiche nuovi linguaggi.
Il nome Velvet Palimpsest scelto per descrivere la nuova collezione A/I 2026-27 di Curiel, presentata nella MFW di febbraio 2026 in via Montenapoleone, non può che significare la volontà di reinterpretare l’heritage di Casa Curiel a partire dal suo archivio, ma con una lettura e una scrittura nuova, quella che Matteo Thiela sta imprimendo al più classico e amato dei brand milanesi, quello che per anni ha vestito le signore milanesi per la Prima della Scala, quando, ricorda una delle sue sarte “per la forma del seno noi non usavamo le pinces, andavamo di ferro….”.
Matteo Thiela riafferma con decisione la tradizione sartoriale italiana del brand, ma ne mitiga il rigore con un approccio più leggero, più vitale ed espressivo. Pur se le spalle sono dritte, geometriche, le figure appaiono slanciate; se il punto vita è accentuato, per attirare lo sguardo esattamente al centro del busto, questo conferisce all’abito un’eleganza classica e armoniosa; infine, gli orli talvolta più corti sul davanti e più lunghi dietro danno movimento e rompono la possibile rigidità dell’insieme; l’orlo rimborsato invece costruisce il volume della gonna. Le innovative costruzioni air-gap cioè i vari strati sovrapposti creano un calore impalpabile, elevando il connubio tra comfort ed eleganza, mentre le sovrapposizioni di tessuti anche di colore diverso nelle gonne di abitini cocktail regalano femminilità e dinamismo alla figura.
La presentazione della collezione gioca sul confronto. Matteo Thiela, quando trae ispirazione dall’archivio, posiziona la sua creazione davanti alla riproduzione fotografica dell’abito indossato in altri tempi, in questo modo è possibile apprezzare il lavoro di attualizzazione operata dallo stilista.
Per quanto riguarda i materiali, il velluto citato nel titolo Velvet Palimpsest pare definire il linguaggio della collezione: è declinato nella versione dévoré o a quadri con tecnica semi-discharge, cioè se l’agente decolorante distrugge parzialmente il colore originale della fibra, in modo da creare effetti sfumati o vintage. Si delinea così un linguaggio visivo raffinato.
La paletta dei colori riprende il bianco e nero della tradizione Curiel, a volte espresso solamente per l’applicazione di ramage ricamati bianchi su abito nero o viceversa. La gamma colori si fa più vasta con grigi cenere, ruggine e verdi, rosso, le stampe sono delicate, le texture 3D impreziosiscono il tessuto.



























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