La passerella di Milano/Cortina 2026
Non ci occupiamo di sport, ma di moda. A volte però ce ne siamo interessati, ma solo per commentare le divise di squadre di calcio o di altro sport; in genere quando a firmare l’abbigliamento degli sportivi era uno stilista famoso, ad esempio del calibro di Armani.
Il legame dello stilista milanese con lo sport è stato forte; dal 2004 era il patron dell’equipe di basket Olimpia Milano. In quello stesso anno nasceva la linea EA7, marchio Armani legato all’abbigliamento sportivo. Dal 2021 è stato sponsor tecnico della squadra di calcio del Napoli, ha vestito la Nazionale Azzurra di calcio fornendo le divise formali e l’abbigliamento di rappresentanza; è nel 2012 quando si occupa per la prima volta l’abbigliamento degli atleti della squadra azzurra per le Olimpiadi e Paraolimpiadi di Londra, poi seguono le successive edizioni di Olimpiadi e Giochi Olimpici Invernali fino Parigi 2014 sempre attraverso la sua linea sportiva EA7.
Nessuna meraviglia quindi che abbia assunto l’incarico di fornire le divise ufficiali della squadra azzurra per le Olimpiadi del 2026.
Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 fin dall’inizio, dalla cerimonia d’apertura, si sono rivelate un evento che va oltre lo sport. Lo stile di Giorgio Armani, fatto di eleganza sobria e raffinata -sappiamo che è stato coinvolto in prima persona nel concept e nella messa in scena- ha reso la cerimonia un evento fashion, un evento di cultura, una celebrazione di orgoglio nazionale, un promemoria delle eccellenze Made in Italy. Oltre le divise, lo stilista milanese ha firmato, con i suoi brand, gli abiti di artisti intervenuti all’apertura. La consegna della Bandiera Tricolore ha visto la modella Vittoria Ceretti con indosso un abito lungo bianco realizzato su misura da Armani, preceduta da tre file di modelle in completo pantalone monocromatico Armani nei colori del Tricolore. Inoltre Giorgio Armani Privé ha firmato l’abito di Laura Pausini; Lang Lang e Pierfrancesco Favino indossavano Giorgio Armani, Cecilia Bartoli in abito Armani e Giovanni Andrea Zanon in Emporio Armani.
Ma veniamo alle divise della squadra. Per la cerimonia di apertura a firmare le divise ufficiali della delegazione italiana è stata EA7 Emporio Armani. Gli atleti hanno chiuso la sfilata delle nazioni indossando un look tecnico: pantaloni e bomber in twill di lana grigio mélange idrorepellente, dal taglio over, arricchiti da dettagli tricolore, loghi EA7 e CONI e la scritta “ITALIA” sul retro. Per i momenti delle premiazioni e per la chiusura gli atleti indosseranno ancora divise di EA7 Emporio Armani: total white, linee pulite, materiali tecnici e dettagli tricolore appena accennati sulla manica, i polsi, e ancora i colori della bandiera per definire il collo della giacca; il tricolore fodera discretamente l’interno del cappuccio. Un’eleganza discreta con un dettaglio simbolico nascosto: all’interno di giacche e polo è incisa la prima strofa dell’Inno di Mameli, pensato come segno identitario riservato agli atleti. «Ho scelto un solo colore, il bianco, per suggerire armonia con le vette innevate», aveva spiegato Giorgio Armani. «Tra i valori dello sport, il rispetto è forse uno dei più alti, e l’ho tradotto in un’idea di semplicità, pulizia e purezza». L’azzurro, distintivo degli atleti italiani su tutti i campi sportivi, Armani lo ha lasciato alle tute di gara.



Armani non è stato il solo stilista di fama a firmare l’equipaggiamento degli atleti. Anche Ralph Lauren ritorna a vestire il Team USA come fa da circa dieci anni. La proposta 2026 rimane fedele all’estetica sportiva ma chic del brand, fortemente definita dai motivi e colori iconici della identità statunitense: l’immancabile rosso, bianco e blu in primo piano; la bandiera stelle e strisce riprodotta su ogni capo; maglieria Fair Isle, quella cioè caratterizzata da motivi geometrici multicolore.
La divisa per la cerimonia di apertura è declinata in tonalità neutre. Un raffinatissimo montgomery avorio con tradizionali alamari dai tipici bottoni a forma di corno: stemma del team Usa su un lato e all’opposto il logo del brand; la bandiera cucita sulla manica destra; pantaloni coordinati avorio si abbinano a un dolcevita e a un berretto con la bandiera degli Stati Uniti ricamata e i cerchi olimpici. Il look per la cerimonia di chiusura è più sportivo e le grafiche più moderne: piumini con zip decorati con le scritte “USA” e “2026”, completati da pantaloni cargo bianchi e berretti Fair Isle.



Altro nome del mondo della moda e più esattamente del luxury sportivo è quello di Moncler –al suo ritorno ai Giochi Olimpici Invernali dopo la prima volta dal 1968-che firma gli outfit della squadra brasiliana: direzione creativa di Remo Ruffini assieme allo stilista brasiliano Oskar Metsavaht. Voluminose mantelle bianche, verdi all’interno con ampio cappuccio per i porta-bandiere sono ispirate a quelle preparate per gli alpinisti italiani Achille Compagnoni e Lino Lacedelli durante la storica prima salita del K2. All’interno della giacca la bandiera brasiliana è applicata con cuciture a intarsio, La bandiera colma di significati, è verde con un rombo color oro; al centro del rombo un cerchio blu, una sfera, che contiene 27 stelle che rappresentano ciascuna uno dei 26 Stati della Repubblica Federale e il Distretto Federale; una banda bianca che attraversa la sfera reca inscritto il motto nazionale del Paese, in portoghese Ordem e Progresso, «Ordine e progresso». Le costellazioni che figurano nella bandiera corrispondono al cielo sopra Rio de Janeiro il 15 novembre 1889 giorno della Dichiarazione della Repubblica. Gli altri componenti della squadra sfilano in blu e verde. I look blu sono composti dalle iconiche giacche Moncler, abbinate a shorts per gli uomini e a gonne per le donne. Il look si completa con gli stivali Moncler Altive reinterpretati in esclusive varianti di colore nei toni del bianco e del blu.



Ha solo due atleti in gara: Richardson Viano che gareggerà nello sci alpino e Stevenson Savart nello sci di fondo. Haiti riesce comunque a farsi notare. In fondo era questo l’intento di Stella Jean la stilista italo-haitiana che ispirandosi alle opere dell’artista Edouard Duval-Carrié firma le divise della nazionale olimpica haitiana. Voleva richiamare l’attenzione sulla storia e la situazione economico/sociale del Paese caraibico che sta vivendo una crisi che ha raggiunto livelli allarmanti. La metà della popolazione di Haiti, che conta poco più di 11 milioni di abitanti, è in stato di insicurezza alimentare e nelle zone rurali migliaia di persone soffrono la fame e muoiono di colera; il Paese vive inoltre in un clima di grande violenza. A ciò si aggiungono il collasso delle istituzioni, le catastrofi naturali, la corruzione, il fallimento anche delle varie missioni Onu in che in quasi venti anni di interventi non hanno raggiunto gli obiettivi prestabiliti.
Eppure Haiti ha una storia gloriosa se si pensa che è stato il primo Stato – dopo gli USA – tra le nazioni delle Americhe a dichiarare la propria indipendenza. Ha goduto anche di prosperità a partire dalla seconda metà del 700’ quando possedeva manifatture di zucchero, fabbriche d’indaco, fabbriche di cotone, distillerie di rhum, stabilimenti per la lavorazione del cacao tutti prodotti che venivano commerciati con successo.Dicevamo che l’intento della stilista era quello di richiamare l’attenzione internazionale su Haiti. “L’atto di presenza alle Olimpiadi era fondamentale per far capire al mondo che Haiti esiste e resiste” ha dichiarato. E’ grazie al suo amore per la terra d’origine materna e per la sua creatività che ha saputo trasmettere in qualche modo lo spirito haitiano “Questa divisa è il simbolo stesso dello spirito haitiano” ha detto, e ancora “Al centro c’è la creatività haitiana, il prodotto che il Paese può ancora esportare. L’arte, la bellezza, la resistenza, sono tutti valori di Haiti”, spiega ancora. Le donne della delegazione indossano una gonna a palloncino dipinta a mano da artigiane italiane che sono anche pittrici tessili, e un tradizionale copricapo haitiano chiamato tignon, a realizzarle è stata l’azienda di abbigliamento sportivo italiana fondata dall’ex campione di sci Pietro Vitalini: Stella Jean lavora in Italia e fa un prodotto Made in Italy, e quindi si muove bene negli ambiti di produzione di abbigliamento in Italia. Un cavallo rosso senza cavaliere campeggia sullo sfondo di un paesaggio tropicale e un cielo azzurro tanto sull’abbigliamento maschile che femminile. Per accentuare il richiamo sulla storia di Haiti la stilista aveva proposto al Comitato olimpico che il cavallo portasse la figura del generale Toussaint Louverture, padre di Haiti, ex schiavo alla guida della ribellione haitiana contro i colonizzatori francesi; il progetto iniziale è stato rifiutato dal Comitato olimpico perché i materiali di gara olimpici non possono mai rappresentare simboli di natura politica, religiosa o razziale: e in tal modo è stata letta la scelta della stilista.


La Mongolia a Milano Cortina 202 porta “ben” tre atleti, Altanzulyn Ariunbat che partecipa per la prima volta nello sci alpino, gli altri due sono impegnati nello sci di fondo. Le uniformi ufficiali della Mongolia per i Giochi Invernali Milano-Cortina 2026 parlano anche esse di una storia e di una identità nazionale, del desiderio e dell’orgoglio nazionale di portare oltre confine le tradizioni e le eccellenze del Paese. “Ciò che abbiamo portato attraverso l’inverno, lo portiamo al mondo”.
Ispirata agli abiti indossati già nell’Impero Mongolo tra il XIII e il XV secolo, la collezione reinterpreta il tradizionale deel, una tunica lunga indossata per proteggersi dai climi estremi, con spacchi laterali nella gonna, maniche lunghe, colletto alto e una chiusura sovrapposta sul davanti fermata da una fusciacca, simbolo di forza. Il deel varia nei materiali (cotone/seta in estate, lana/pelle in inverno) e colori, con tonalità vivaci per le donne e blu/marrone per gli uomini. La scelta dei materiali per le divise non è casuale: il cashmere mongolo è famoso per la sua leggerezza, calore e resistenza alle temperature più rigide. I dettagli tradizionali, come il colletto alto e le sovrapposizioni frontali, non sono solo estetici ma portano con sé simbolismi di protezione, calore e unità. “Ho scelto di concentrarmi sul periodo che va dal XIII al XV secolo -ha dichiarato il direttore creativo del marchio Goyol Cashmere responsabile dell’abbigliamento degli atleti mongoli per queste Olimpiadi-. Innanzitutto perché è l’epoca più conosciuta della storia del nostro Paese a livello mondiale. Inoltre, perché ritengo che gli abiti tradizionali di quel periodo incarnino nel modo più fedele la nostra identità nazionale e il nostro stile di vita nomade“, inoltre risultano comodi per andare a cavallo, tirare l’arco e percorrere lunghe distanze. Gli elementi grafici e le texture traggono ispirazione dalle ger le iconiche tende rotonde della Mongolia e dalla vita nomade. A realizzarle è stato il produttore di abbigliamento in cashmere di alta qualità Goyol Cashmere. Realtà aziendale nata da un’idea di Ariunaa Byambakhuu, la quale decise di lavorare tale pregiata fibra tessile direttamente a casa. In brevissimo tempo, Goyol Cashmere è diventato un punto di riferimento per la realizzazione capi in cashmere sostenibili e di lusso per i mercati locali e internazionali. Il termine “goyol” significa letteralmente “ornamento” o “decorazione”, ecco perché le divise ideate per i Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 sono ricche di dettagli, ad esempio il ricamo sul deel che racchiude i cerchi olimpici.
Anche per la Mongolia le Olimpiadi sono occasione di visibilità, di presentarsi non solo come fornitore di cashmere pregiato, ma anche come produttore di capi di lusso alla moda.



Chiudiamo la nostra rassegna con il Team Canada vestito per la terza volta da Lululemon Athletics, una azienda canadese di abbigliamento sportivo, fondata nel 1998 da Chip Wilson con l’obiettivo di creare abbigliamento tecnico di alta qualità per lo yoga, successivamente ha ampliato la sua offerta con articoli di abbigliamento per corsa, allenamento e altri sport. Nella collezione preparata per i Giochi Olimmpici troviamo richiami agli elementi iconici del Canada: i capi trapuntati oversize decorati dalla simbolica foglia d’acero rossa per la Cerimonia di Apertura; un piumino con la stampa topografica del paesaggio canadese per la salita sul podio, e per la cerimonia di chiusura a un look nelle nuances blu e verde ispirato alle acque artiche del Nord .









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