ROMA FASHION SHOW: TRA ETICA E HAUTE COUTURE
Dalle sfarzose creazioni da gran sera alle nuove ricerche sostenibili, con la riflessione di Steven G. Torrisi.
ROMA – Tra le quinte del Salone delle Colonne all’EUR, la moda riscopre la sua vocazione più autentica: non mero esercizio di stile, bensì espressione culturale, forma pura di racconto e responsabilità etica.
Da questa premessa, prende forma il Rome Fashion Show – Haute Couture, con la direzione artistica di Steven G. Torrisi, un crocevia in cui l’estetica dialoga intimamente con le urgenze del presente.
In un’epoca di velocità e consumo istantaneo, l’evento sceglie di rallentare il tempo per dar voce all’impegno sociale con un momento di confronto dedicato alla legalità, al rispetto, alla pedagogia dell’affettività, e alle nuove traiettorie di responsabilità ambientale grazie anche all’esordio del “Re-Eco Fashion Award”, in sinergia con la Fondazione UniVerde.
Dall’incontro tra etica e bellezza, la passerella diventa così teatro di moltitudini di visioni in cui si affrontano geografie e memorie differenti, a partire dal il debutto romano di Mario Benton (Mario B.) che direttamente da San Francisco, porta in scena una sartorialità sfarzosa e cinetica, fragorosa e dirompente, dove paillettes, frange e cascate di cristalli celebrano una femminilità scenografica.
A far da contrappunto a tanta opulenza, c’è la collezione di Nino Lettieri, che segna un ritorno all’essenza attraverso dieci creazioni manifesto estratte dal suo archivio e costruite su un rigore grafico accompagnato dall’intramontabile sintassi del bianco e del nero.
In questo dialogo tra essenzialità e stravaganza tra rigore temperato e sperimentazione a oltranza, tra opposte visioni e versioni, si innestano le altre firme della manifestazione.
Così, Gianni Calignano, che declina il Black and White nella nitidezza di satin e chiffon; Franco Ciambella che converte il colore in linee fluide e texture leggere; Gian Paolo Zuccarello che alterna avvolgenti tailleur in pizzo a maestosi abiti da gran sera sormontati da cappelli dalle falde gigantesche.
E ancora, Giovanni Cannistrà, che rivisita la sartorialità del tailleur con lavorazioni e trame inaspettate, Michele Miglionico, che riscopre l’energia degli anni ’80 tra spalline strutturate e proporzioni dinamiche, Salvatore Pappacena, che edifica un’opulenza solenne tra Mikado e pizzo Chantilly.
E’ poi la volta di Pietro Paradiso, capace di nobilitare la iuta e la fibra di fico d’india in una demi-couture ancestrale; di Rezarta Skifteri, che con il suo lirismo floreale trasforma le uscite in passerella in ninfe contemporanee; di Concita Petralito, che firma preziose lavorazioni in crochet.
























A completare questo affresco stilistico è lo sguardo sul futuro delle accademie e dei giovani talenti: esordisce con corpetti scultorei d’ispirazione classica l’Accademia Viola seguono la ricerca di tagli e di equilibri armonici di Paola Bignardi, l’omaggio al Rosso di Valentino Garavani dell’Istituto Aniene, la seta di Mattia Morbidoni e l’essenzialità consapevole di Saro Mattia Taranto.Rome Fashion Show – Haute Couture 2026- Salvatore Pappacena- courtesy Ufficio Stampa
Un perimetro creativo arricchito anche dal respiro internazionale della Swiss Fashion Impulse con la Scuola di Moda di Lugano e delle sinergie sostenibili promosse da Coldiretti.




A margine della manifestazione, la parola a Steven G. Torrisi per una riflessione sulla visione e sull’anima di questa terza edizione.
In veste di direttore artistico, qual è l’ambizione profonda che guida il Roma Fashion Show?
“Direi che la mia è una visione intrisa di nostalgia per la grande bellezza e per quell’epoca d’oro segnata da appuntamenti emblematici come “Donna sotto le stelle…..L’intenzione è dunque quella di riportare l’Haute Couture a Roma, restituendo alla capitale la centralità e la maestria sartoriale che appartenevano ai grandi maestri d’alta moda del passato, come Sarli, Terranova o Lorenzo Riva”
In che modo prende forma la selezione dei talenti e dei designer che abbiamo visto alternarsi in passerella?
“Tenga conto che dietro la scelta di ogni nome c’è un accurato lavoro d’equipe: la selezione è affidata a una commissione tecnica composta da me e dai couturier delle storiche case di moda romane. A noi spetta il compito di studiare linee guida e nuove tendenze, valutando il valore di ciascuna proposta e selezionando i progetti migliori tra la miriade di bozzetti portati alla nostra attenzione.”







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